In marcia per l’amnistia con il pacchetto di leggi Marco Pannella

Comunicato stampa del Partito radicale e del Comitato radicale per la giustizia giusta Piero Calamandrei

 
Roma 28 ottobre 2016

Si è conclusa da poco la conferenza stampa del Partito Radicale per presentare la IV MARCIA PER L’AMNISTIA, intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco, che si terrà nella capitale il 6 novembre prossimo, da Regina Coeli a Piazza San Pietro, in occasione del Giubileo dei Carcerati.
La conferenza (rivedibile cliccando QUI) è stata interrotta da un collegamento in diretta su Radio Radicale del premier Matteo Renzi intervistato dal direttore Alessio Falconio, al termine della visita al Carcere due Palazzi di Padova. E’ possibile risentire l’intervista cliccando QUI
Maurizio Turco della presidenza del Partito radicale ha dichiarato: “Nonostante il silenzio assordante che circonda il Giubileo dei Carcerati di Papa Francesco e la nostra marcia per una giustizia giusta del prossimo 6 novembre, aumentano le adesioni all’iniziativa: proprio stamane l’elenco si è arricchito del nome di Roberto Giachetti, vice presidente della Camera che si va ad aggiungere agli altri 39 parlamentari che già ci avevano scritto, tra i quali Arturo Scotto, capogruppo di Sel alla Camera, Valter Verini, capogruppo Pd Commissione Giustizia, Simona Vicari, sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Mario Mauro, già Ministro della Difesa; accogliamo con piacere anche l’adesione delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani), dell’Associazione Gruppo Abele onlus, della Comunità di Sant’Egidio, della Fondazione internazionale Luigi Di Liegro.  Se al Partito radicale fosse data la possibilità di spiegare ai cittadini le proposte politiche che portiamo avanti, almeno si darebbe a quegli stessi cittadini l’opportunità di poter scegliere. Per questo ci auguriamo che quanto detto dalla Presidente della Rai Maggioni per la quale “il servizio pubblico non può ignorare la tematica delle carceri” si traduca in un dibattito pubblico sul tema delle carceri e della giustizia”.
Ha aggiunto Rita Bernardini, in sciopero della fame dal 9 ottobre insieme a Irene Testa e Maurizio Bolognetti: “sono oltre 4000, e stanno aumentando, i detenuti di 59 carceri italiane che il 5 e 6 novembre intraprenderanno un digiuno di dialogo per chiedere al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, al Governo tutto e al Parlamento di stralciare dal ddl sul penale -arenato al Senato- la parte/delega riguardante l’Ordinamento Penitenziario per non vanificare il lavoro scaturito dagli Stati Generali dell’esecuzione penale. Solo un provvedimento di Amnistia e di Indulto è in grado di porre fine immediatamente allo scandalo ancora in corso (nonostante il messaggio alle camere del 2013 dell’allora Presidente Napolitano) di carceri illegali tanto quanto di una giustizia disamministrata e ormai al collasso. Ci confortano la “convinta adesione della Cei” alla nostra Marcia e le parole dell’Avvenire che qualche giorno fa ha voluto titolare un articolo del Direttore Marco Tarquinio: “carceri umane e ri-umanizzanti, la stereofonia di cattolici e radicali”.
Ha concluso l’incontro l’avvocato Giuseppe Rossodivita, Segretario del Comitato radicale per la giustizia giusta Piero Calamandrei che ha presentato il pacchetto di “proposte di legge Marco Pannella per la giustizia giusta” elaborate insieme al team di avvocati del comitato Alessandro Gerardi (tesoriere anche del Comitato), Flavio Del Soldato, Aldo Pazzaglia, Maria Lauro Turco, Maria Carolina Farina:
“1) modifica dell’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario per superare il meccanismo che impedisce, in via automatica e astratta, la concessione dei benefici penitenziari ai detenuti condannati per reati gravi.
2) abolizione dell’ergastolo, pena incostituzionale in contrasto con l’articolo 27 della Costituzione
3) separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici.
4) abolizione del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale.
5) riforma del sistema elettorale del CSM mediante sorteggio per far fronte alle gravissime deformazioni correntizie che pregiudicano l’indipendenza interna dei singoli magistrati e condizionano le scelte riguardo gli incarichi dirigenziali dando luogo a clientelismi e favoritismi che molti danni provocano all’amministrazione della giustizia nonché all’immagine e alla funzione stessa della magistratura.
6) divieto assoluto per i magistrati di assumere incarichi extragiudiziari. Sono milioni, e da diversi anni, le cause in attesa di essere decise. Pertanto i magistrati non possono continuare ad essere distolti o distratti dalla loro insostituibile funzione, quella giurisdizionale. Il CSM autorizza i magistrati ad assumere altri incarichi, per la stragrande maggioranza di natura didattica (retribuiti), senza verificare da quanti anni si trascinano i processi che hanno in carico.  Sono tanti i giudici che hanno assunto incarichi extragiudiziari. I nomi sono contenuti nelle 288 pagine del documento pubblicato sul sito web del CSM. Prima di dedicarsi a fare conferenze e scrivere libri i magistrati dovrebbero occuparsi di smaltire l’arretrato accumulato.
7) costruire un archivio pubblico degli incarichi che l’Autorità Giudiziaria attribuisce ai professionisti che forniscono ausilio nei giudizi civili e penali, nell’amministrazione di beni ed imprese, vuoi come curatori fallimentari che come amministratori giudiziari di beni (e imprese) sequestrati o confiscati ai sensi del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (D.Lgs 159/2011). Tutti, la stessa Autorità Giudiziaria per prima, potranno, grazie all’archivio pubblico degli incarichi verificare la correttezza delle procedure, degli affidamenti degli incarichi, della gestione dei beni e delle imprese sottratti alla criminalità organizzata e, soprattutto, del maneggio di denaro pubblico, dissipando ogni seppur minimo ed ingiusto sospetto”.

Comitato Calamendrei

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